Puntiamo sui giovani attori
Da oltre vent’anni ha scelto le Marche per fare del mestiere d’attore la sua vita. E’ Stefano Artissunch, nato 37 anni ad Alghero ma sin dall’etĂ delle scuole superiori risiede ad Ascoli. Ha frequentato l’Istituto Montani a Fermo e poi ha scelto di calcare il palcoscenico. A 20 anni eccolo arrivare ai laboratori teatrali, agli stages e all’incontro con i grandi professionisti dell’arte scenica, da Ugo Pagliai a Gianfranco Iannuzzo, da Paola Quattrini a Paola Gassman, con cui ha recitato ne l’Inferno, sino all’approccio con il regista Giancarlo Sepe, con cui ha lavorato nella trilogia con Monica Guerritore: Madame Bovary (2001), Carmen (2002) e La signora delle Camelie (2003).
Come mai, dopo questo tour importante in giro per l’Italia, c’è stata la decisione di tornare ad Ascoli?
“Nel frattempo mi ero sposato e avevo avuto un figlio, quindi credevo fosse giusto fermarmi un po’. Tuttavia vivendo ad Ascoli, che è la cittĂ di mia moglie, ho colto un humus artistico che mi ha indotto a ripartire proprio da questa piccola realtĂ . Ho visto tanti ragazzi dotati di grande passione e gli spettatori pronti ad accogliere con entusiasmo anche i lavori provenienti dai talenti locali”.
La sfida di Artissunch è stata quindi quella di aiutare a far cambiare la mentalità agli ascolani?
Era il momento giusto, al di lĂ delle piccole invidie e diffidenze che esistono ovunque. Ho intessuto collaborazioni con le scuole esistenti, come il Minimo Teatro e la Compagnia dei Folli, e sono stati realizzati in quattro anni tanti spettacoli di grande quanto inaspettato successo. Oltre alle rappresentazioni allestite con i ragazzi, dal Mago di OZ a Sogno di una notte di mezza estate, sono nate poi delle grandi produzioni molto amate da critica e pubblico. Sì, a partire da ‘Cecco d’Ascoli - l’Eretico‘ le istituzioni si sono accorte delle potenzialitĂ del mio gruppo, che deve moltissimo anche alla caparbietĂ e alle capacitĂ di mia moglie, Danila Celani, che è riuscita finora ad imporre le nostre produzioni in tutta Italia. Con Don Chisciotte siamo entrati nel listino dell’Amat e la stessa cosa avverrĂ nel prossimo dicembre con il nuovo lavoro ‘Pene d’amor perdute‘ di Skakespeare, con cui debutteremo al Ventidio Basso.
Perchè come regista lavora quasi sempre con gli stessi attori?
Si è creata una situazione di affiatamento, una condivisione. Io credo molto nel valore degli incontri quando si lavora a teatro. Con Alessandro Marinelli, Alessia Bedini, Piepaolo Cinì e tutti gli altri ho costruito un lavoro d’equipe di cui sono molto soddisfatto.
Cosa vede nel suo futuro Stefano Artissunch?
Personalmente vorrei lavorare come attore nelle fiction tv, perchè credo rappresenti un viatico necessario - legato sia al denaro e che alla visibilitĂ - per poter continuare ad investire sul teatro, che ha bisogno sempre di volti popolari e di fondi per poter andare avanti. Ma la sede della mia esistenza, anche professionale, rimarrĂ qui. Ho ancora tante cose da dire e nuove scommesse da fare. Per il mio nuovo spettacolo, ad esempio, avrò bisogno di tanti nuovi artisti per creare un coro di teatranti. Credo nei giovani: in questo mondo di individualismi c’è sempre bisogno di qualcuno che possa infondere coraggio e offrire occasioni. In passato a me è accaduto e credo che sia necessario fare altrettanto con le nuove generazioni.
[Fonte: Filippo Ferretti, Corriere Adriatico 01 ottobre 2008]
Dati articolo
Stai leggendo “Puntiamo sui giovani attori,” un articolo di Synergie Teatrali
- Pubblicato:
- 10.01.08 / 3pm
- Categoria:
- Rassegna Stampa, Regie, Attore
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