Eretico, quando è la storia a fare teatro

cecco d'ascoliIl rogo è terminato, c’è fumo ovunque: qualche libro sta ancora bruciando, il cadavere di Cecco è sparito tra la cenere. Un frate inquisitore, guardingo, si aggira tra il fumo, scruta per terra, raccoglie qualche foglio ancora integro e, silente, se ne va. Una vera e propria ovazione (oltre cinque minuti di applausi) ha salutato il debutto teatrale de L’Eretico, lo spettacolo diretto e interpretato da Stefano Artissunch che nel week end ha riempito il Ventidio Basso per due sere consecutive, sancendo definitivamente il successo di una pièce che già quest’estate aveva fatto furore. L’Eretico è approdato nel Massimo cittadino in una veste rinnovata, compresa la toccante ed evocativa scena finale post-rogo, che ha ridato una nuova dimensione alla vita, l’arte e le controversie del simbolo della città delle cento torri, Francesco Stabili, il poeta, astrologo, scienziato che a cavallo del quattordicesimo secolo fu protagonista sia nel mondo culturale (famose le sue polemiche con Dante Alighieri rese alla grande dal duetto Artissunch-Cinì) che in quello esoterico (numerose leggende sono legate al nome di Cecco, tra cui la misteriosa costruzione dell’omonimo ponte). L’atmosfera a tratti spettrale del processo si è alternata sapientemente con momenti più leggeri ma di notevole impatto (la scena del vox-populi è un piccolo manuale di potente farsa popolana) decretando la forza di una rappresentazione che, dopo 13 anni, ha decretato il ritorno al Ventidio di una compagnia locale. Il team attoriale messo su dalla neonata Synergie Teatrali ha dato prova di sé con una serie di performance di alto livello, dove oltre all’impagabile e magnetico Cecco-Artissunch, hanno svettato gli inquisitori Alessandro Marinelli, Giuseppe Presciutti (autore di parte delle scenografie, tra cui la suggestiva carrucola rotante), Piergiorgio Cinì ed il neoacquisto (direttamente dalla fiction Incantesimo) Mirko Feliziani, senza contare le conferme di Veronica Barelli, dell’acrobatico Marco Fausti, della splendida Elisa Maestri e del poliedrico Fabio Pierantozzi.

(Fonte: Luca Capponi, il Messaggero 23-01-2007)


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