Successo per Cecco D’Ascoli l’Eretico al Ventidio Basso

Cecco d'AscoliDopo il grande e meritato successo riscosso quest’estate con la rappresentazione al Chiostro di San Francesco, dove più di mille biglietti sono stati staccati, costringendo nonostante tutto molti a rimanere fuori, lo spettacolo Cecco D’Ascoli: L’Eretico è approdato ieri sera sul palco del Teatro ascolano Ventidio Basso.

Lo spettacolo, prodotto dalla compagnia teatrale “Synergie Teatrali” e diretto dal poliedrico Stefano Artissunch, ha ricevuto grande accoglienza all’interno del teatro nella prima delle due date (la replica stasera), con il tutto esaurito e con un entusiasmo tastabile, vuoi per la validità della messa in scena, vuoi per un pizzico, perché no, di campanilismo e di “tifo” per un personaggio storico che si eleva ad uno dei vanti della città di Ascoli.

La rappresentazione ridona vita e prova a dare un’ identità a Francesco Stabili, detto Cecco, personaggio storico, figura fondamentale, scienziato, alchimista, astrologo e negromante. Precursore di Galileo e avversario dei dogmi cattolici.
Poche notizie si hanno su questo controverso personaggio che visse ad Ascoli, a Bologna dove insegnò, per poi venire cacciato, all’università, a Firenze.

Nel 1327 venne arso vivo per eresia, dopo un processo in cui sembra che lui non abbia rinnegato la sua vita per la scienza e la “conoscenza”, e proprio con il rogo si conclude la pièce, che in quasi due ore cerca (e ci riesce benissimo e in maniera brillante) di delineare un personaggio, avvolto dal mistero, dunque tra realtà e leggenda.

Con un cast validissimo, sul palco infatti oltre ad Artissunch, professionisti come Mirko Feliziani (ascolano e protagonista finora della fiction Incantesimo) e Veronica Barelli, giovani artisti ascolani come Marco Fausti e Elisa Mestri. Con tutti loro anche l’ascolano Pino Presciutti e il sambenedettese, Piergiorgio Cinì, la vita di Cecco si è delineata tra i momenti del processo, racconti, scene di vita.

Spezzoni reali, come i momenti del processo, dove Cecco cerca di spiegare la funzione dei suoi studi e delle sue convinzioni, e spezzoni di mito, come la simpatica scena in cui quattro abitanti marchigiani raccontano episodi intrisi di magia e di ignoto con protagonista Cecco D’Ascoli, per far capire allo spettatore moderno che allora, racconti e di conseguenza suggestioni (“è scomparso in una nube”, “camminava sull’acqua”) venivano considerate veritiere e spaventavano.

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Altri significativi, come la scena in cui si tiene un suggestivo incontro - scontro con Dante Alighieri, personaggio che nella realtà pare sia stato criticato e attaccato da Cecco D’Ascoli, dove il Dante poetico e astruso si scontra con la concretezza dei versi di Cecco in cui si riversa tutta la scienza e nulla di quella religiosità cieca che pervadeva lo spirito e gli animi del tempo.

A contribuire a questo successo una scenografia essenziale ma curata, che vantava una sorta di gru mobile a rendere la scena piĂą dinamica e veloce, e le musiche sempre adatte e azzeccatissime.

A dare ancora maggiore dinamicità anche la presenza costante di un “danzatore-assistente” sul palco che si è reso quasi protagonista della scena, intesa nel senso tecnico.

Dunque grande spettacolo, grande e valida rappresentazione che si pone come un passo importante verso la riscoperta di una figura che ha dato prestigio e lustro alla cittĂ  di Ascoli nei secoli e che anche Petrarca ha omaggiato:”Il grande ascolan che tutto il mondo alluma, per grazia dell’altissimo suo ingegno“.

(Fonte: ilQuotidiano.it )


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